II latinista Benedetto Riposati così delinea la figura di Massimo Rinaldi: «Possedeva un inconfondibile fascino personale che si rivelava spontaneamente nel comportamento esterno, nel gesto e nella parola, e trascinava subito alla fiducia, all'ammirazione ed all'affetto: non solo i piccoli, gli umili, i credenti e gli ossequiosi, ma anche i grandi, gli indifferenti, i dotti e i miscredenti. Ricercare le cause di queste singolari capacità attrattive significa scendere nel mondo dei segreti spirituali di questo "uomo di Dio", e qui scoprire il mistero, che avvolge tutta la sua straordinaria personalità [...].
In questo sfondo di natura e di grazia, di uomo e di soprannaturale io rimiro oggi la cara figura di mons. Rinaldi. Chi lo ha conosciuto e chi ha avuto, come me, la fortuna di stargli per più tempo vicino, raccogliendo i ricordi di ieri, proiettati nella luce del presente, non può che sciogliere un inno di ringraziamento a Dio per averci dato un Pastore, un Maestro, un Padre [...].
Eroico nei suoi propositi di apostolato e di bene, affrontò sempre con ilarità stenti, fatiche, lavoro e disagi di ogni sorta, perfino la fame, per arrivare con l'esempio, con lo sprone e con la parola dove la carità lo sospingeva [...].
La figura di Massimo Rinaldi è senza dubbio così alta e distaccata da noi da non poterla pensare che tra i santi del cielo; sono questi, del resto, il riconoscimento e l'aspettazione unanime di quanti lo hanno conosciuto».

B. Riposati, Il mistero di un uomo di Dio, in Rieti ricorda un uomo di Dio, Diocesi di Rieti, Leo Club di Rieti, Nobili Sud, S. Rufina di Cittaducale (Rieti) [1981], pp. 36, 37, 39.


Il cardinale Raffaello Carlo Rossi così sintetizza l'apostolato episcopale e l'azione missionaria di Massimo Rinaldi nella seguente lettera agli Scalabriniani, di cui era superiore generale, per commemorare il primo vescovo scalabriniano: «Oggi, all'approssimarsi del Trigesimo dell'avvenuto passaggio, io intendo soltanto ricordarvi il vostro venerato ed illustre Confratello che, come Gesù Signore, volle passare benefacendo.
La Sua opera missionaria in Brasile, il Suo zelo nell'esercizio del ministero sacerdotale in Roma, la Sua completa dedizione per il Suo popolo, e specialmente per i più bisognosi e sofferenti della Sua Diocesi, non potranno dimenticarsi.
Trascurò se stesso — completamente —, fu tutto per gli altri, per le anime e per il sollievo delle miserie umane. Del primo Vescovo uscito dalla Pia Società si dovrà dire: fu fervente nella preghiera, praticò assidua la cristiana mortificazione, non curò gli onori, aborrì le ricchezze, mai guardò a Sé, lavorò e soffrì per il bene delle anime ed a loro ebbe rivolto il pensiero fino all'estremo della vita».

R. C. Rossi, Ai Missionari Scalabriniani, lettera datata Roma, 29 giugno 1941, in «Le Missioni Scalabriniane», anno XXX, n. 4 (luglio 1941), p. 74.